10.06.2013
Croazia » Osservatorio Italiano

Etleboro

Trieste - Si è tenuta lo scorso mercoledì 5 giugno, presso il Tribunale di Spalato, nell'ambito del processo sul caso Dalmatinka Nova, l'udienza per il riconoscimento dei crediti in capo a La Distributrice verso la fabbrica tessile spalatina, a fronte delle forniture di merci avvenuto negli anni scorsi, per un valore di 6,1 milioni di euro (Foto: Cropix). Crediti che, sino ad oggi, non erano mai stati riconosciuti dal Tribunale di Spalato, presenziato dal Giudice Basic, e dalla stessa Avvocatura dello Stato di Spalato, nonostante tutte le prove documentali presentate. Tra le argomentazioni addotte dagli imprenditori italiani, figurano non solo le fatture e i contratti di fornitura, emesse da La Distributrice, ma anche il verbale del Ministero delle Finanze Croato che conferma l'avvenuta consegna delle merci, e l'imposizione dei relativi dazi doganali e imposta IVA all'atto dello sdoganamento. E' stata consegnata anche la copia della Convenzione bilaterale Italia-Croazia sulla Protezione e Tutela degli investimenti italiani in Croazia, ed il documento della Banca Nazionale Croata (Narodna Banka) che conferma il credito de La Distributrice Srl. Dinanzi a tale evidente documentazione, il Giudice Velimir Vukovic, con evidente imbarazzo, ha posto la domanda al rappresentante dell'Avvocatura dello Stato sul perchè i crediti de La Distributrice Srl non siano stati ammessi nel fallimento, e se esiste una qualche legge che vieta l'iscrizione dei crediti per La Distributrice Srl. Il rappresentante dell'Avvocatura dello Stato, Jurica Juric, ha risposto alla domanda con un imbarazzante silenzio senza replicare.

"Staremo a vedere se dopo tante denunce, sofferenze, e purtroppo in perfetta solitudine, e senza alcuna assistenza effettiva da parte della Diplomazia e Ambasciata Italiana, la giustizia incomincerà a funzionare a Spalato", affermano in una nota gli imprenditori italiani Gianfranco e Livio Ladini. Replicando inoltre ai commenti dello Slobodna Dalmacija (si veda Fallimento in Croazia della Dalmatinka una espropriazione illegittima) all'articolo del Piccolo, che evidenziava l'abuso di espropriazione illegale subita, i Ladini osservano che il quotidiano croato conferma di non avere alcuna argomentazione a suo favore, se non la falsa accusa del ritardo nel pagamento delle paghe agli operai. Non viene infatti considerato che questo ritardo non è stata la causa del fallimento della fallimento, come erroneamente sostengono i sindacati, bensì la conseguenza del blocco illegale imposto dall'amministrazione fiscale croata dei conti correnti della Dalmatinka Nova, che quindi venivano depredati dei contanti in maniera abusiva ogni 6 mesi per 5 anni dal Ministero delle Finanze. Qualsiasi pagamento, anche a favore dei lavoratori, se avveniva al di fuori dei conti correnti, avrebbe comportato la carcerazione dei Fratelli Ladini, per cui qualsiasi operazione era nei fatti inattuabile. Ci si chiede, quindi, perché lo Slobodna Dalmacija continui in questa pratica di disinformazione e diffamazione, nonostante stia emergendo la verità, dinanzi alla quale persino il Tribunale e l'Avvocatura di Stato restando in silenzio. La realtà dei fatti è ben diversa da quella che i media croati hanno cercato di accreditare, rendendosi così complici di una "associazione a delinquere legalizzata", su cui è stata interrogata anche la Commissione Europea per effettuare i dovuti accertamenti. E' giunto, senza dubbio, il momento della resa dei conti, e tutti i responsabili dovranno rispondere della diffamazione e della rovina di un investimento senza una causa apparente.