
“Un’antologia - sottolinea Pierfranco Bruni nella Introduzione - è quasi sempre una scelta individuale ma, in questo caso, si tratta piuttosto di una scelta che cerca di dimostrare la presenza dei vari percorsi che tuttora costituiscono l’asse dominante delle poetiche contemporanee e che animano non solo la poesia ma anche il dibattito sulla poesia stessa. Bisognava individuare un filo conduttore. Quello generazionale, e quindi storico, mi sembra ancora il più rappresentativo anche perché i poeti che qui si presentano sono la più emblematica dimostrazione della eterogeneità delle tematiche, degli stilemi, delle metafore che disegnano il quadro della poesia italiana contemporanea. Leggere questi poeti non è solo penetrare un Secolo qual è il Novecento ma è soprattutto confrontarsi con ciò che il presente ci offre. Un presente che si ferma alla fine degli anni Cinquanta. Ma la poesia è anche storia depositata dei propri poeti e la poesia è fatta dai poeti e la poesia fa i poeti. La poesia - aggiunge Bruni - è la forma che presenta maggiormente una sua valenza critica. La tradizione poetica italiana trova nel Crepuscolarismo una sua identità la cui appartenenza è viva in tutta una poesia con la quale bisogna ancora fare i conti sia in termini critici sia in termini culturali. Sì, perché il Crepuscolarismo, al contrario del Futurismo, non fu certamente un’avanguardia ma assorbì tutta una tradizione ottocentesca e la infuse nel secolo nuovo tanto da caratterizzarlo anche attraverso una visione che la si trova dentro quei movimenti che vivono a cavallo dei primi trenta anni del Novecento. Ci sono poeti - conclude Bruni - che raccontano i luoghi in una geografia che non è soltanto paesaggio e natura ma è geografia dell’anima il cui linguaggio ha ben catturato gli stilemi della forma e dei contenuti che sono vivi nella letteratura mediterranea”.
Mentre Luciano Scala (Direttore Generale del MiBAC) sottolinea nella sua Presentazione: “Quando pensiamo alle espressioni della cultura, tendiamo a collocare la poesia in una dimensione a sé stante, per qualcuno superiore, per altri estranea, per molti, forse, estranea perché percepita come superiore, elitaria, in quanto abitata da pochi privilegiati che, perdipiù, tali si sentono e si professano con sussiego. Eppure, come scrive Pierfranco Bruni nell’introduzione a questo volume, la poesia «come motivazione» significa «ritrovarsi, riconoscersi, ritornare» a un sentimento di appartenenza comune, di cui il poeta si fa espressione. Il “ritorno” per eccellenza è quello alle radici, al luogo natale, alla matrice originaria. Possono parlare ancora alla mente e al cuore sentimenti così apparentemente svincolati dal senso di transito e di impermanenza che i tempi attuali sembrano trasmetterci? L’antologia curata da Pierfranco Bruni, aggiunge Scala, suggerisce una risposta affermativa. Pensata in particolare come occasione di avvicinamento alla poesia italiana contemporanea e rivolta a lettori albanesi, l’antologia bilingue accoglie, accanto ad autori di fama nazionale, voci di poeti radicati nelle zone dell’Italia meridionale che appartengono alle comunità linguistiche italo-albanesi, tramiti privilegiati di un incontro e di un dialogo tra l’Italia e l’Albania. Nella produzione dei primi come in quella dei secondi, il curatore ha posto una particolare attenzione nell’individuare le espressioni del “sentimento del nostos”, della ricerca del “ritorno” alla purezza delle origini, a tutto vantaggio della dimensione lirica e dell’intento riflessivo”. Una ricerca che si delinea nel solco delle numerose attività sviluppate dal Comitato che pongono all’attenzione il valore delle culture sommerse in un confronto tra identità ed etnie. Anche la poesia rientra in un tale contesto alla luce del rapporto tra cultura Italiana, cultura Arbereshe e cultura Albanese. Un aspetto più volte messo in evidenza dal Comitato con le numerose iniziative svolte.