16.02.2010
Croazia » Fulvia Novellino

Etleboro
Nonostante i tentativi degli industriali italiani F.lli Ladini di chiarire  il caso della Dalmatinka Nova e di fermare così l'ineluttabile strada del fallimento, non si arrestano gli attacchi dei media croati. Il quotidiano croato Slobodna Dalmacija si fa così beffa degli appelli degli imprenditori italiani a fermare la campagna di distruzione della società tessile, e rincara la dose, insinuando quasi che la società italiana "La Distributrice" abbia accumulato nei Balcani una serie di fallimenti e disastri "favoreggiata da individui corrotti". Un modo questo per nascondere invece la grande inadeguatezza dell'amministrazione croata ad accogliere e tutelare gli investimenti esteri, e forse anche l'ostilità riservata in particolare alle imprese italiane.
I F.lli Ladini rivolgono così un'altra lettera  al Governo croato, nonchè a quello italiano, perchè venga messa fine a tali tentativi diffamatori che non fanno altro che accelerare la fine della Dalmatinka e favorire la conclusione delle trattative per la svendita della fabbrica, già in atto tra i sindacati e la società Unitas. "E' giunto ora  il momento di ammettere che è abbastanza grave quanto fatto finora e fermare per sempre queste ingiustizie e illegalità, effettuati dalla 'banda' di Sinj-Split con l'aiuto del Dipartimento Entrate del Ministero delle Finanze e del Tribunale commerciale di Spalato - scrive nella sua lettera  inviata al Premier Jadranka Kosor - chiediamo così che siano riconosciuti  i nostri diritti legittimi e che venga messa fine alle persecuzioni".   Allo stesso modo rivolgono un appello al Primo Ministro Silvio Berlusconi dicendo "visto che non hanno portato  a nessun risultato le richieste come pure i vari ricorsi presso i tribunali croati, chiediamo nuovamente,  un fermo intervento presso il governo croato affinchè la truffa nei nostri confronti non abbia successo". "Non vorremmo che le nostre giuste pretese di essere risarciti dell’investimento illegalmente espropriato subiscano il trattamento riservato ai poveri esuli istro-dalmati. Siamo anche certi che, Lei ed il Governo Italiano, non permetteranno che dei suoi cittadini vengano raggirati da un Paese che desidera entrare quanto prima nella Comunità Europea", conclude Ladini.

La missiva inviata al Premier Jadranka Kosor, nonchè allo stesso Silvio Berlusconi, diventa dunque un vero e proprio appello alle autorità giudiziarie competenti per fermare la diffusione di messaggi che vanno a fomentare l'intolleranza nei confronti di stranieri ed imprese estere sul territorio croato. Lo Slobodna Dalmacija - oltre ad essere un giornale che riflette la tipica e anacronistica propaganda croata, entrando spesso nel merito di questioni legate alla Seconda Guerra Mondiale giustificando in maniera insensata i crimini della storia - si fa beffa degli imprenditori italiani dicendo che 'si sentono perseguitati da oltre 8 anni' e che in tutti questi anni hanno 'lucrato alle spalle delle imprese croate'. Gli italiani "da più di un decennio godono dell'impunità in Croazia  proprio grazie ad un sistema giuridico accondiscendente", per cui  "vi è una serie ben nota di una dozzina di società croate, che si sono rivelate delle  catastrofi naturali. Con il sostegno dei vertici politici corrotti della Croazia, Ladini ha trovato qui l'Eldorado". Ci chiediamo come si può ancora tollerare che dei media continuino a lanciare insinuazioni del genere prive di ogni fondamento e senza alcun limite, confondendo l'incompetenza e la mala fede delle controparti croate e dando per scontato che gli imprenditori italiane agiscano come un'organizzazione mafiosa.   L'articolo va infatti ad elencare una serie di casi il cui fallimento viene imputato costantemente alla società italiana, accusata di aver commesso una persistente  violazione delle leggi croate in alcune operazioni commerciali. In rifermento alla "Hrvatsku Industriju ravnog Stakla-Lipik" - spiega l'imprenditore italiano nella lettera - l'azienda è fallita nel 2000 e i F.lli Ladini hanno fornito alle società forniture industriali concluse con la chiusura dei contratti mediante una transazione controllato e verificata da parte del Tribunale della Croazia con iuna sentenza passata in giudicata. Per quanto riguarda la "Cazmatrans" , è stato organizzato un tender internazionale in cui l'offerta italiana per il suo acquisto, insieme con la più grande società di trasporti slovena Vector Viator, non è stata accettata dal Tribunale commerciale della Croazia.  Inoltre, viene citato il caso della Valjaonicu Celika Kumrivcu e Koncar SUS, totalmente  sconosciute all'impresa italiana, ed infine si parla ancora della Dalmatinka Nova (si veda anche Caso Dalmatinka Nova: l’accusa degli imprenditori italiani ).

"La Distributrice" ha acquistato la società con regolare gara d'appalto internazionale, ha investito 21.323.000,00 kune (circa 2.900.000,00 euro) a capitale sociale, ha effettuato beni e forniture di merci per un importo di 7.000.000,00 euro ed è ancora in attesa di pagamento, e ha creato un mercato da zero affrontando costi enormi. La società ha dato lavoro a 420 lavoratori stipendiandoli per più di sette anni (per un valore di più di 100.000.000,00 kune), anche quando circa 100 lavoratori (25% della forza lavoro), giornalmente non hanno lavorato senza giustificazione. "E' questo un crimine?", scrive Gianfranco Ladini interrogando così il Governo croato. Di contro, Ivica Glavan, sindaco di Sinj, annuncia che la "Unitas" ha presentato un'offerta per la Dalmatinka e che la stessa società sta ora contrattando con i sindacati e i creditori per acquistare tutta la struttura invece che per i "7 milioni di kune" offerti (circa 900.000,00 euro), accetterebbero una cifra di 12 milioni di kune (circa 1.600.000,00 di euro), a condizione che questo denaro vada a saldare le indennità di licenziamento e di riconoscimento per i 311 lavoratori. Ovviamente, in questo caso, senza alcun risarcimento per “La Distributrice “ che ha investito tra capitale e forniture circa 10.000.000,00 di euro. E' per questo che l'Osservatorio Italiano resterà sempre accanto alle imprese italiane nel Baltico-Adriatico, visto che sono troppi i casi in cui media e istituzioni locali inscenano delle rappresaglie di sabotaggio. Sono troppi anche i casi in cui le stesse istituzioni italiane restano nel silenzio, oppure sono impotenti perchè la voce italiana non viene ascoltata e cade nel vuoto. 
Fulvia Novellino