14.09.2010
Italia nei Balcani » Osservatorio Italiano

Roma/Croazia-Italia - Si terrà domani la missione del Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini in Croazia, in occasione della riunione della Commissione mista Italo-Croata, che avrà l'obiettivo di rafforzare la cooperazione tra i due Paesi, ma anche di esaminare la controversie bilaterali, a cominciare dalla regolamentazione delle proprietà degli esuli italiani. La questione, riaperta con la recente decisione della Corte Suprema della Croazia, aspetta da anni una risoluzione. Accanto ad essa, si ripropone il problema "degli espriopri illegittimi" da parte delle autorità croate ai danni di imprese ed investimenti italiani, in violazione dell'Accordo tra i Governi Italia-Croazia. Ci riferiamo in particolare al caso "La Distributrice s.r.l. dei F.lli Ladini" contro la "Dalmatinka Nova", che ha sollevato gravi irregolarità che hanno portato sino alla richiesta di fallimento della società.

Infatti, una perizia legale ha stabilito che "la Repubblica di Croazia non si è attenuta ai presupposti previsti dall'Accordo tra i Governi Italia-Croazia" in quanto "non ha creato né mantenuto, nel proprio territorio, un quadro giuridico atto a garantire agli investitori la continuità del trattamento giuridico, ivi compreso l'assolvimento, in buona fede, di tutti gli impegni assunti nei confronti di ciascun singolo investitore” (come previsto dall'art.2. Comma 2 dell'Accordo tra i Governi Italia-Croazia). La legge sulla contabilità  non ha salvaguardato gli investimenti ed evitato la doppia imposizione, tale che le autorità fiscali hanno dato origine ad un debito eccessivamente elevato, che ha poi portato ad una richiesta di fallimento. Nei fatti, quindi, l'investimento italiano è stato espropriato perché gli organi competenti nella Repubblica Croazia hanno violato i diritti fondamentali degli imprenditori italiani, creando degli ostacoli al buon funzionamento del progetto di investimento della Dalmatinka Nova, con aggravi fiscali esagerati ovvero discriminatori, mentre sono state adottate delle misure discriminatorie da parte delle autorità locali della Repubblica Croazia (contrariamente alle disposizioni dell'art.2 e 5 dell'Accordo Italia e Croazia e l'art 4 con riferimento all'art 5 del Protocollo all'Accordo).

Ci si aspetta quindi che, accanto alle decennali controversie - che comunque ancora impediscono agli italiani di acquistare una casa o un'impresa in Croazia, salvo se non attraverso un soggetto di diritto croato - trovi una soluzione anche il caso della Dalmatinka, affinchè faccia da esempio per il rispetto degli investimenti italiani nel vicino paese balcanico. Ciò anche in vista della sua imminente adesione all'Unione Europea, come più vole osservato anche dal Governo sloveno, che sta tutt'oggi portando avanti un'intensa attività diplomatica per chiudere i disaccordi bilaterali, e questo anche a costo di porre un veto all'integrazione croata.