08.03.2011
Italia nei Balcani » Osservatorio Italiano

Etleboro

 Trieste/Croazia-Italia - Riceviamo e pubblichiamo la lettera degli imprenditori Ladini rivolta alla Diplomazia italiana, in merito al caso Dalmantinka Nova che, a seguito di ostruzionismi e sabotaggi, da anni non trova soluzione. Una situazione questa paradossale, come evidenziato dalla stessa analisi condotta dallo Studio Legale Prelec di Fiume su incarico dell’Ambasciata Italiana in Croazia ( si veda Analisi caso Dalmatinka ).

 

 

«Gentile Signor Ministro,
ci rivolgiamo nuovamente a Lei da cittadini ed investitori italiani che, in Croazia, hanno subito ingiustizie, soprusi, violazioni dei loro diritti e l’illegale esproprio dell’investimento della DALMATINKA NOVA, per danni di decine di milioni di Euro. La nostra odissea croata dura ormai da troppi anni: le discriminazioni del Ministero delle Finanze e del Tribunale di Spalato, con il beneplacito di esponenti governativi - ora tutti sottoposti ad inchiesta per corruzione da autorità croate ed estere - non può essere sottaciuta e tollerata.


Come cittadini italiani non possiamo accettare che il nostro Paese, quinta potenza economica del mondo e tra i padri fondatori delle Istituzioni Europee, sia trattato con indifferenza e derisione. Non possiamo accettare che l’Italia non riesca a far rispettare la Convenzione sottoscritta con il governo croato nel 1996, proprio per proteggere i suoi cittadini e i loro legittimi investimenti in quel Paese. Non possiamo accettare che il Ministero degli Esteri Italiano e la Sua diplomazia, ben a conoscenza dei torti e soprusi da noi subiti, facciano finta di niente, chiudano gli occhi e, per aggiungere la beffa al danno, continuino a sponsorizzare la Croazia come il nuovo “Eldorado” invitando ad investire in quel paese onesti italiani che, loro malgrado, cadrebbero in altre trappole balcaniche. Non possiamo accettare che il nostro Ambasciatore a Zagabria non venga ricevuto né ascoltato, ma venga in pratica snobbato, da parte dei Ministri croati. L’Italia non merita simili trattamenti offensivi e deve pretendere rispetto!!! 
Nella riunione dello scorso 1° marzo, ed alla presenza di numerosi imprenditori, molti dei quali stanno subendo trattamenti simili al nostro, abbiamo rimarcato con veemenza che la pavidità o l’eccessivo tatto della nostra diplomazia non fanno altro che ringalluzzire e confortare gli scorretti funzionari croati invitandoli a continuare i loro perfidi giochini. 


Signor Ministro,
come certamente saprà, la Croazia è tenuta ad informare la Commissione Europea, entro il mese di marzo, in merito alle modifiche del proprio ordinamento giuridico, come pure sui casi di torti e discriminazioni come il nostro. In questo contesto siamo a pregarla di far pervenire al governo croato la diffida, e la possibilità di veto all’entrata della Croazia in Europa, che l’Italia sarebbe obbligata a far valere qualora il nostro investimento depredato non venisse prontamente risarcito come previsto dalle leggi e trattati internazionali. 
La suddetta diffida, atto tra l’altro dovuto e consono alle norme di tutela previste dalla Convenzione italo-croata del 1996, farebbe capire ai croati che gli accordi sottoscritti devono essere rispettati e che l’Italia non tacerebbe di fronte alle loro violazioni per non rendersi implicitamente complice di abusi e discriminazioni sugli investitori italiani. 


Facciamo notare inoltre, Signor Ministro, che nonostante le assicurazioni ricevute dal responsabile del Suo Dicastero, l'Ambasciatore Bova, che ci sarebbe stata data tutta la necessaria assistenza legale a tutt’oggi ciò non si è verificato. Tutti gli oneri, i costi degli avvocati, periti giudiziari e quant’altro sono stati esclusivamente da noi sostenuti. Siamo tuttavia sicuri del Suo autorevole intervento al fine di chiudere positivamente la nostra incredibile odissea che, tra l’altro, sta iniziando a generare paura, sfiducia e tensioni anche in altri investitori italiani».

F.lli Ladini 

 

L'Osservatorio Italiano segue da tempo il caso della Dalmatinka Nova e mette a disposizione degli imprenditori italiani la sua struttura e i suoi uffici nei Balcani. Le imprese italiane che operano nella regione del Baltico-Adriatico  potranno rivolgersi ad esso per esporre i problemi incontrati nel corso dei loro investimenti e dei rapporti con le controparti istituzionali ed imprenditoriali di questi Paesi, nonchè per informare l'opinione pubblica dei disservizi dello Stato italiano.

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