25.10.2011
Croazia » Osservatorio Italiano

Etleboro

Trieste - La Distributrice, lo scorso 21 ottobre, è stata convocata a Spalato dall’Associazione degli Imprenditori Croati. La riunione ha visto la presenza dei delegati degli ex-dipendenti, nonchè di funzionari regionali e rappresentanti del sindacato HUS, nel corso della quale è stato ampiamente esaminato quanto avvenuto in relazione all'investimento italiano nello stabilimento della Dalmatinka. In tale occasione i funzionari croati hanno fermamente condannato l’operato delle istituzioni, a partire dal Ministero delle Finanze e dal Tribunale di Spalato, che "con atti inusuali ed illegali hanno provocato la chiusura della fabbrica e la conseguente perdita di 420 posti di lavoro", come riportato nella lettera del Direttore Generale Gianfranco Ladini, inviata alle più alte istituzioni italiane, tra cui il Presidente Giorgio Napolitano, il Ministro degli Esteri Franco Frattini e il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani. 

Le critiche sono state poi estese anche ai politici croati ed italiani che, "pur essendo a conoscenza delle gravi violazioni e discriminazioni subite, in totale contrasto con le norme sulla protezione e tutela degli investimenti previste dalla Convenzione Bilaterale del 1996, non hanno fatto nulla in tutti questi anni". "Sarebbe bastata la ferma e decisa richiesta, da parte della diplomazia italiana, di un incontro con l’ausilio di esperti legali di ambo le parti per l’accertamento dei fatti contestati e per trovare la soluzione positiva del caso", continuano i Ladini. La riunione, che segue i colloqui tenutisi a Zagabria lo scorso 10 Ottobre con il Vice Premier Domagoj Ivan Milosevic e il Ministro Đuro Popijač, su iniziativa degli ex-dipendenti presso la Presidenza del Consiglio, ha avuto finalmente un primo risultato positivo con la conferma telefonica della disponibilità dei due funzionari ad tenere urgentemente una riunione a Zagabria. I Ladini, salutando tale risultato positivo, informano le istituzioni italiane che, in caso di mancato accordo amichevole, come previsto dalla Convenzione italo-croata [Protocollo - Disposizioni Generali - Punto 2 - Capitolo d], chiederanno il sostegno effettivo e finanziario dello Stato italiano per adire all’Arbitraggio Internazionale, dove sarà contestata l'espropriazione illegale dell'investimento italiano da parte delle autorità croate.