15.05.2015
Croazia

Etleboro

Trieste - La Distributrice dei F.lli Ladini ha formalmente chiesto alla Presidenza del Consiglio ed al Ministero degli Esteri il risarcimento dei danni subiti a seguito del mancato supporto nell'arbitrato internazionale contro la Croazia. La società italiana ha infatti intrapreso l'investimento sul mercato croato, con l'assicurazione della copertura della Convenzione italo-croata “sulla promozione e protezione degli investimenti” del novembre 1996, il quale impone all'Italia di garantire “i mezzi effettivi” per l'instaurazione dell'arbitrato. Mezzi che tuttavia le autorità italiane hanno negato, rifiutando così di prestare un qualche supporto finanziario per far fronte alle controversie con le autorità croate. Secondo i Ladini, l'ingiustificata inerzia dello Stato italiano ha prodotto ingentissimi danni, stimate intorno a circa 22 milioni di euro di perdite ai danni della Dalmatinka Nova, e ulteriori 10 milioni per il gruppo La Distributrice.  La richiesta di risarcimento - quindi pari a 32 milioni di euro, oltre ad interessi e spese legali - sarà curata dallo staff legale dell'Osservatorio Cibernetico, guidato dall'avvocato Mario Emma.


Va ricordato che fu la stessa rappresentanza diplomatica italiana a chiedere nel 2010 un parere legale ad uno studio di Fiume, il quale rilevò che le autorità fiscali croate avevano erroneamente applicato le normative fiscali (si veda Perizia Studio Anita Prelec), violando così gli l’accordo bilaterale italo-croato (artt. 2-3). Falliti i tentativi di conciliazione dell'ambasciata, i Ladini hanno chiesto l'instaurazione dell’arbitrato in considerazione di quanto disposto dal trattato (art. 2) in base al quale “ciascuna Parte Contraente assicurerà mezzi effettivi per avanzare reclami e far valere diritti relativi agli investimenti, relative autorizzazioni e accordi di investimento”. Tale richiesta fu illegittimamente e illogicamente respinta dallo Stato italiano, nonostante quindi sia intervenuta la conferma della violazione da parte di un consulente di fiducia dell'Ambasciata.
In merito, l'Osservatorio Italiano ha direttamente contattato l'Ufficio della Farnesina, chiedendo spiegazioni del rigetto dell'assistenza all'impresa italiana, ricevendo con la stessa superficialità "il rifiuto ad aggiungere un commento sul contenzioso in oggetto" (si veda Corrispondenza con Ufficio Unità Balcani presso il Ministero degli Esteri).  A questo seguì la presentazione di una interrogazione parlamentare (Si veda: interrogazione parlamentare dell'Onorevole Roberto Menia sul caso La Distributrice-Dalmatinka Nova), a cui ha risposto con grossolani errori di contenuto, e senza alcuna argomentazione rilevante, il Sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura (si veda Risposta Farnesina ad Interrogazione parlamentare). 

 

Dopo aver ignorato del tutto le richieste a prestare un ragionevole supporto, la società ha deciso di ricorrere ad ogni mezzo legale per far valere i propri diritti, ottenendo di contro il sostegno della Tela delle imprese che supportano l'Osservatorio Italiano. A questa iniziativa, l'Osservatorio Cibernetico, farà seguire nuove iniziative giudiziarie che mirino a salvaguardare i diritti delle aziende italiane ed a porre gli inerti ed inefficaci funzionari pubblici innanzi alle loro responsabilità rispondendone anche alla Corte dei Conti. Costituisce infatti una patologica irresponsabilità delle autorità italiane continuare a chiedere fiducia e sostegno da parte degli imprenditori, lasciandosi alle spalle casi come quelli della Dalmatinka, esempio eclatante di come l'indifferenza burocratica possa creare danni irreparabili. Per tale motivo, molti saranno gli imprenditori che si uniranno ai Ladini, per far luce sull'esito fallimentare di molti dei progetti promossi dal Ministero degli Esteri e dalla Cooperazione Italiana.