26.02.2011
Notizie dai Balcani » Osservatorio Italiano

Etleboro

Sarajevo/Balcani - Sono soprattutto di origine balcanica i mercenari che vengono assoldati dall’armata di Gheddafi per sedare la rivolta in Libia, giunti nel Paese come contractor o guardie di sicurezza mediante società di security o multinazionali. Molti di loro possiedono passaporti falsi di Paesi europei, utilizzati per poter viaggiare e nei Paesi dell’Africa del Nord e così lavorare in grandi società petrolifere e di costruzione. Secondo fonti dell’Osservatorio Italiano, è difficile affermare che tra i mercenari di Gheddafi vi siano cittadini europei, ed in particolare itaiani. “E’ risaputo che i cittadini dell’Est europeo, per passare da un confine all’altro dell’Africa, utilizzavano passaporti falsi – afferma Michele Altamura, direttore dell’Osservatorio Italiano, continuando - molti addirittura per fare traffici di ogni tipo negli Stati africani compravano passaporti falsi italiani o in generale europeo, facilmente reperibili nella regione dei Balcani. Per un cittadino balcanico era infatti problematico attraversare tutti i confini e reperire in tempo utile i visti necessari”. Altamura parla così di “mercenari bianchi”, un esercito invisibile costituito da ex poliziotti o ex militari bosniaci, croati, kosovari e serbi, che hanno dietro di sé l’esperienza delle guerre balcaniche, oltre ad un legame con i libici, in forza di una serie di rapporti commerciali e di traffici illeciti.

Oltretutto, secondo le stime ufficiali delle ambasciate balcaniche in Libia si trovano in stanza tra i 1200-1500 cittadini della Bosnia, diverse centinaia sono croati e serbi. Tuttavia, considerando che il circuito dello smistamento dei passaporti è così fitto e diramato in questa regione, è difficile stimare quanti siano i mercenari balcanici in Libia, ma sicuramente una cifra ben più elevata di quelle confermate dai rispettivi Governi.  “La questione dei mercenari – aggiunge Altamura – è solo una parte di questa sporca guerra civile che è in atto in Libia. Perchè nessuno dice che le armi utilizzate per sparare sulla folla, sono quelle vendute dalle società di armamento europee ed occidentali. Ad esempio,  nel 2008 Gheddafi ha acquistato armi da una società belga del 12.8 milioni di euro, le stesse armi che ora vengono imbracciate da soldati e mercerari. Questo è solo uno dei tanti aspetti dell’ipocrisia della Comunità Internazionale che ha sostenuto, armato e arricchito questo regime libico per anni, ed ora lo condanna attraverso le “ONG della Guerra”, che vede in prima fila una vecchia conoscenza del Kosovo, la Human Rights Wacht”, afferma Altamura.   

Sono molti infatti i punti in comune con quella che fu l'aggressione nei confronti della Serbia, passando dalla criminalizzazione mediatica all'intervento della NATO per portare avanti una guerra umanitaria, che aveva come controparte il fantomatico esercito dell'UCK. Una 'prassi militare' che - secondo Altamura - in questi anni è evoluta nell'innescamento di rivoluzioni interne e il rovesciamento dei Governi. "Ormai assistiamo ad un vero e proprio 'format televisivo', che è quello delle rivolte democratiche tramite facebook, sponsorizzate dai grandi media dei cartelli petroliferi. Sono queste le guerre della disinformazione, delle armi di distruzione di massa inesistenti, della manipolazione delle masse, ma sono sempre delle 'sporche guerre per il petrolio' e per il controllo di una zona di influenza", spiega Altamura. Osserva come Gheddafi si sia seduto ai tavoli dei più potenti uomini del mondo, e dei grandi consigli di amministrazione delle multinazionali petrolifere, per poi essere dipinto oggi (dai media dei suoi soci in affari) come un dittatore sanguinario impazzito. "E' difficile dire che siano davvero i folli, visto che sino ad oggi Gheddafi era una controparte autorevole. Dopo Ben Ali e Mubarak, si tenta infatti di far cadere Gheddati, per preparare il terreno allo scontro con l'Iran. E poi arriveranno nei Balcani? - si chiede Altamura - osservando che qui le proteste e le manifestazioni del popolo di facebook diventano sempre più frequenti. D'altro canto, chiusi i rubinetti della Libia, è chiaro che l'alternativa del gas russo è d'obbligo, come obbligatorio sarà il controllo del passaggio dei Balcani", conclude Altamura.